
L’Intelligenza artificiale consente un accesso e un uso più efficiente ed agevole di dati, informazioni e conoscenza. La rete internet viene consultata non più per trovare informazioni, ma per avere risposte alle proprie domande. È un passaggio delicato. Si passa dalla sostituzione delle abilità manuali degli esseri umani alla sostituzione delle loro capacità elaborative. È richiesta una riflessione. Se l’uomo è costitutivamente un essere relazionale, le tecnologie devono essere valutate per il modo in cui incidono sulle relazioni e le possibilità di partecipazione. A fine 800, con la Rerum novarum Leone XIII aiutò a guardare con occhi nuovi la società industriale. Nel 1967 con la Populorum progressio Paolo VI ha dichiarato che il vero sviluppo riguarda ogni essere umano e tutto l’essere umano. Una tecnologia serve lo sviluppo quando si traduce in relazioni più giuste, in vite più degne, in responsabilità maggiori per i problemi sociali, umani e ambientali. Alla cultura della forza e della potenza Magnifica Humanitas contrappone la civiltà dell’amore in linea con la Populorum Progressio di Paolo VI. L’IA deve essere orientata alla costruzione della civiltà dell’amore. Al posto dell’industria della guerra deve affermarsi l’artigianato della pace.
Introduzione
La riflessione sulla società, l’economia e la politica viene chiamata “Dottrina sociale della Chiesa”. Bisogna tornare a riflettere sul bene comune, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la giustizia sociale. La riflessione non è mai stata così importante come oggi, quando non sono più soprattutto gli Stati a guidare l’innovazione, ma i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso trans-nazionali che orientano le tecnologie per raggiungere le loro finalità.
Capitolo 1
Con la sua dottrina sociale la Chiesa vuole offrirci il suo contributo al raggiungimento di una convivenza più giusta e fraterna. Le questioni nuove di cui parla la Rerum novarum sono il conflitto tra capitale e lavoro, la questione operaia. I lavoratori hanno diritto a un salario giusto in relazione non solo alle prestazioni ma anche alle necessità delle loro famiglie. In alternativa alla lotta di classe deve esserci una collaborazione tra le varie componenti della società. L’annuncio evangelico è legato in modo indissolubile alla promozione della giustizia sociale, a un ordine sociale più giusto. L’enciclica Quadrigesimo anno di Pio XI pubblicata all’indomani della crisi del 1929, denuncia sia la concentrazione del potere nelle mani di pochi che i progetti collettivistici che annullano le libertà e le responsabilità delle persone. Viene formulato il principio di sussidiarietà secondo cui ciò che può essere affrontato da persone, famiglie, corpi intermedi e comunità locali non deve essere assorbito da istituzioni superiori. Deve esserci un equilibrio tra l’azione dei cittadini e dei gruppi che devono organizzarsi e collaborare e l’azione dello Stato che deve coordinare e sostenere senza soffocare la libertà e la responsabilità dei soggetti. Nel concilio vaticano secondo si afferma che la libertà religiosa è un diritto fondamentale. Nelle Populorum progressio di Paolo VI si sostiene che lo sviluppo autentico deve riguardare tutto l’essere umano e tutta l’umanità (1967). Il mercato e l’iniziativa privata possono avere aspetti positivi, ma solo se vengono subordinati alla legge morale e vengono orientati al principio della solidarietà. Oggi la globalizzazione economico-finanziaria ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro capacità di orientare i processi economici. Papa Francesco ha puntato su una Chiesa capace di ascoltare il grido dei poveri, dei migranti e delle vittime di nuove schiavitù. In “Laudato si’” Francesco afferma che il grido dei poveri e quello della terra non possono essere separati. E in “Fratelli tutti” Francesco rilancia il sogno di una fraternità universale. La dignità delle persone, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la cura del creato, la pace e la fraternità sono al centro della dottrina sociale della Chiesa.
Capitolo 2
La dignità della persona umana non dipende dalle capacità che si posseggono, dalla ricchezza acquisita, dalle scelte che si compiono. La dignità è un dono indipendente da questi fattori. Appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere (homo sum et nihl humanum a me alienum puto). La dichiarazione universale dei diritti umani (Onu 1948) è una delle espressioni più alte della coscienza umana, una pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità, la traduzione storica della dignità della persona umana. Per questo i diritti umani sono universali e inviolabili. Si ha il dovere di rispettarli. Ci sono alcuni principi propri della dottrina sociale della Chiesa. Il bene comune non deriva dalla somma degli interessi individuali, ma dall’insieme delle condizioni sociali, economiche e politiche che promuovono lo sviluppo integrale dell’essere umano e di tutta l’umanità. Quando si riconosce che il proprio bene dipende da quello degli altri, quando si ha consapevolezza dell’interdipendenza e dei legami che ci connettono con gli altri, allora si può capire come il bene comune possa emergere da relazioni ispirate dalla solidarietà e dalla fraternità. Relazioni che possono convergere in una base di consenso come è avvenuto per la nostra Costituzione e per la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. I beni hanno una destinazione universale, non solo quelli della terra, come il suolo, l’acqua e l’aria, le risorse naturali, ma anche i beni immateriali e culturali. Il diritto alla proprietà privata è sempre subordinato alla destinazione universale. Perciò il diritto alla proprietà è un mezzo per custodire e amministrare un bene in modo che possa servire meglio al bene comune. L’organizzazione sociale deve favorire la sussidiarietà. Lo Stato deve intervenire quando è necessario, ma non deve sostituirsi alla responsabilità dei corpi intermedi. Le decisioni vengono, così, prese al livello più vicino ai problemi delle persone e possono risultare più appropriate. La solidarietà nasce dal riconoscimento che il destino di ciascuno è legato al destino di tutti. Deve essere sostenuta dalla sussidiarietà per non degenerare nell’assistenzialismo. Essa implica stili di vita sobri e condivisi, la capacità di rinunciare a vantaggi immediati per aprire spazi di futuro ad altri. La giustizia sociale è legata all’annuncio evangelico. Nel vangelo Gesù si identifica con i poveri, i piccoli, i carcerati, gli stranieri. Ogni cosa fatta a questi è come se fosse fatta a lui. Bisogna permettere anche alle persone più fragili di vivere una vita dignitosa. Le ingiustizie non nascono solo da errori dei singoli, ma anche da strutture e assetti economici-sociali che producono disuguaglianze. Ndr ad esempio, i soldi si fanno coi soldi…. La lotta contro le disuguaglianze assume anche una dimensione riparativa rispetto a crimini del passato: guerre, colonialismo, discriminazioni razziali, schiavitù, sfruttamento.
Capitolo 3
L’impressione di oggettività dell’AI rischia di farci dimenticare che in realtà riflette i parametri culturali di chi la ha progettata e addestrata, le loro priorità, le loro scelte. Un’adozione acritica ci espone al rischio di sottovalutarne l’impatto ambientale: consumano tanta energia e tanta acqua. Dobbiamo poter identificare chi deve rendere conto delle decisioni adottate (accountability). Così come in un ecosistema l’armonia si spezza quando una sola specie domina su tutte le altre, nell’uomo succede lo stesso quando una facoltà, come l’intelligenza, pretende di dominare su tutto. Quando l’intelligenza si ripiega su sé stessa dimentica di essere fatta per servire la persona umana. La qualità di una civiltà non si misura dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla capacità di prendersi cura gli uni degli altri, cominciando da chi ha più bisogni. Il progresso non può essere concepito come superamento dell’umano. Il trans-umanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie per aumentarne prestazioni e capacità. Il post-umanesimo prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchine e ambiente fino ad entrare in un nuovo stadio evolutivo della specie. Ma l’umano, in realtà, non fiorisce malgrado il limite, ma spesso fiorisce attraverso il limite. Nella fragilità, nella debolezza possiamo trovare una saggezza nuova. La storia umana non è fatta solo di violenza. Esistono delle tappe che si presentano come fonti di speranza. Ad esempio, la nascita della croce rossa (1863), l’abolizione della schiavitù, la fondazione dell’Onu (1945), la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), la Convenzione sui rifugiati (1951). In queste pagine di storia il desiderio di bene si traduce concretamente in norme, istituzioni, pratiche. Ci furono fallimenti, cadute, battute di arresto. Non si trattò di un cammino rapido e agevole. Fu comunque la dimostrazione che gli esseri umani non sono sempre vittime dei propri istinti, ma sanno aprirsi a degli ideali più alti.
Capitolo 4
La tecnologia digitale viene spesso impiegata per confondere i confini tra vero e falso. È necessario considerare la verità come bene comune e costruire un’ecologia della comunicazione. Quali sono le fonti, i fatti, i metodi, i risultati scientifici, le tendenze, i fattori di aggravamento o di attenuazione? Va posta attenzione alla formazione e all’educazione. Le persone sanno talvolta molte cose, ma faticano a dare un orientamento e un senso alla propria vita. Educare alla libertà, alla responsabilità, al senso del limite, al riconoscimento del diritto degli altri. San Benedetto da Norcia ha rivelato l’importanza di unire la preghiera al lavoro. Col lavoro mettiamo a frutto le capacità ricevute, sosteniamo le nostre famiglie, ci relazioniamo coi nostri simili. I sussidi economici restano talvolta necessari, ma l’ideale è mettere ciascuno nelle condizioni di vivere dignitosamente attraverso il proprio lavoro. E purtroppo è realistico il timore di perdere tanti posti di lavoro, di cimentarsi con più precarietà, povertà e disuguaglianze. L’iniziativa imprenditoriale è capace di generare ricchezza e migliorare la vita di tutti quando resta subordinata alla legge morale e riconosce la creazione di lavoro dignitoso come parte essenziale del proprio servizio alla società. Bisogna mettere a punto parametri e metriche complementari al Pil per analizzare e interpretare la realtà del mondo e definire le scelte prioritarie. La rendita di capitale viene remunerata più del reddito da lavoro. Il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale e per creare lavoro resta essenziale per lo sviluppo e per gli investimenti. Non è più possibile affidarsi alla “mano invisibile” del mercato perché non dà alcuna garanzia sulla inclusione sociale e sulla equa distribuzione. I benefici della innovazione vanno accompagnati da investimenti nelle competenze, infrastrutture e servizi essenziali. La famiglia è la cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria. La precarietà del lavoro non favorisce la sua formazione. Solo con Leone XIII si ebbe una condanna netta della schiavitù. A pagina 179 non concordo con l’opposizione alla raccolta di dati sanitari. È invece condivisibile l’intento di trasformare la conoscenza condivisa in bene comune, non in strumento di dominio. E di restituire ai popoli non solo i dati che li descrivono, ma anche la possibilità di decidere come verranno usati, da chi e per chi.
Capitolo 5
La pace è un bene comune universale. La sua violazione in un mondo sempre più interdipendente può portare a conseguenze impreviste e catastrofiche. La guerra viene preparata anche culturalmente attraverso disinformazione e narrazioni semplicistiche. Viene fatto credere che la deterrenza nucleare sia condizione indispensabile di sicurezza. La globalizzazione, prevalentemente di carattere economico, non ha generato tanto unità e pace, ma reazioni fondamentalistiche, identitarie e nazionalistiche. La forza del diritto internazionale è stata sostituita dal diritto del più forte. Vengono indebolite anche le conquiste del diritto umanitario: il principio di proporzionalità della risposta alle aggressioni, la tutela nell’accesso all’acqua, al cibo e ai beni essenziali, il rispetto per la vita dei civili e dei bambini. Si diffondono le guerre ibride, economiche, finanziarie e informatiche. Il dialogo e la pace vengono bollate come posizioni utopiche. La civiltà dell’amore non nasce da gesti straordinari, ma da una somma di attenzioni e cure piccole e tenaci che ci proteggono dalla disumanizzazione. Le organizzazioni internazionali rappresentano strumenti essenziali per promuovere la civiltà dell’amore sostenendo il dialogo, la soluzione pacifica dei conflitti, lo sviluppo integrale dei popoli, la tutela delle persone più vulnerabili, il disarmo e la cura del creato.
Conclusione
Si avverte l’esigenza di riforme radicali affinché l’industria della guerra venga sostituita con l’artigianato della pace