W. Vossenkuhl. Filosofia da tasca. Ed. Ponte alle grazie, Milano, 2006.

Il libero arbitrio non consiste nello scegliere se fare o non fare qualcosa. Siamo effettivamente liberi solo entro i limiti di ciò che possiamo fare. Il libero arbitrio si esercita, nelle sue potenzialità, tanto maggiormente quanto più si estendono i confini di ciò che possiamo fare. Ci vogliono le occasioni, le potenzialità e la fortuna. Ad esempio, non è libero arbitrio scegliere se rubare o morire di fame.

 Non sono solo importanti le libertà negative (quelle che ci rendono liberi dagli impedimenti, ad esempio la libertà di parola, di opinione, di associazione, di stampa, di voto…). Sono importanti anche le libertà positive, quelle che promuovono e amplificano le nostre potenzialità (ad esempio, attraverso l’istruzione, la tutela della salute, la promozione di un’alimentazione sana, la garanzia di un salario adeguato, di vestiti, alloggio, sicurezza…). Sono queste libertà che creano le condizioni di fioritura delle nostre personalità. L’essere umano, infatti, si sviluppa tramite diverse interazioni tra corpo, cervello e ambiente e diventa una confederazione di anime diverse che a loro volta interagiscono, talora in modo conflittuale. A seconda delle persone e delle circostanze con cui ci confrontiamo in una determinata occasione finisce per prevalere l’una o l’altra anima. Esistono persone e contesti particolarmente dotati di caratteristiche positive che sono in grado di far emergere i volti migliori di un io multiforme. Le libertà positive sono il terreno di coltura adatto per il loro fiorire. 

Una teoria è vera quando le sue affermazioni sono verificate e giustificate. NDR Per Popper un enunciato è scientifico quando può essere falsificato e regge a fronte del processo di falsificazione. Nel caso in cui non siamo in grado di falsificare un’ipotesi attraverso uno studio adatto possiamo accettarla provvisoriamente. Si afferma, in questo modo, una concezione dinamica della verità, in contrasto con quella dogmatica o scettica. Parlare è un modo particolare di agire, è un agire comunicativo o discorsivo, secondo Habermas. Anche le immagini, come gli enunciati, sono veritieri quando corrispondono ai dati di fatto e li riproducono. Il potere e la delicatezza delle immagini si svelano indirettamente anche nel divieto, formulato dalla Bibbia, di riprodurre l’immagine della divinità. Il divieto aveva lo scopo di impedire l’idolatria, che svilisce il mistero e la onnipotenza del divino, riduce la divinità a un’immagine e promuove l’adorazione di un oggetto perdendo di vista il suo significato simbolico, l’essenza cui deve rimandare. L’iconoclastia condannava il culto delle immagini sacre. I monaci basiliani migrarono sulle coste dell’Italia meridionale e contribuirono nell’ 8’-9’ secolo alla diffusione della cultura greca-bizantina.  

La realtà si mostra solo attraverso i buchi della serratura entro cui guardiamo e che noi stessi abbiamo creato. E spesso guardiamo attraverso i buchi della serratura sbagliati. 

La cultura consiste nell’insieme delle pratiche, della conoscenza e delle tecniche usate sistematicamente da un popolo. I valori nascono dalle culture, cioè dall’agire umano. Esiste una molteplicità di culture locali che possono entrare in conflitto con le culture globali portate dalla globalizzazione. Un esempio è dato dal conflitto tra scienza e culture religiose. Occorre governare questi conflitti che riguardano la scienza, l’economia, il diritto e la politica. Anche i diritti umani e il diritto internazionale devono proiettarsi in una cultura globale capace di assorbili e applicarli. Il conflitto è provocato dal fatto che la dinamica accelerata dello sviluppo scientifico supera la capacità di apprendimento delle culture locali. Anche nella società più illuminata si crea una certa ostilità. Tolleranza è accettare l’idea che altri possono avere idee e opinioni diverse dalle nostre e che possono continuare a farlo finché non infrangono le leggi e commettono reati a causa delle loro parole e delle loro azioni. La tolleranza non rende, comunque, sempre conciliabili convinzioni, culture e valori diversi. Per i fondamentalisti il relativismo e il nichilismo rappresentano una provocazione intollerabile. La xenofobia, l’omofobia, la misoginia, il fanatismo religioso, il razzismo sono la negazione della tolleranza. L’unica intolleranza consentita è quella che si deve esercitare contro l’intolleranza stessa. A volte è migliore una decisione sbagliata rispetto a una decisione troppo ritardata. Decidere in modo razionale non significa necessariamente prendere la decisione migliore. Secondo John Nash un attore decide razionalmente quando prende una decisione che lo rende indipendente da ciò che fa il suo concorrente. In questo modo si accontenta della seconda o terza scelta, ma è anche sicuro di ottenere ciò che ha deciso. Per agire e giudicare moralmente abbiamo bisogno del “sapere” e del “sentire”. Occorre un cuore che sa e un’intelligenza che sente. Questo apparente paradosso vale a sottolineare l’intreccio tra ragione e sentimento. Occorre conoscere la verità della realtà. Questo ci consente di emettere dei giudizi di fatto. E occorre conoscere il significato di ciò che è reale. E questo ci consente di emettere dei giudizi di valore. Valgono, quindi, il metodo scientifico insieme con la filosofia morale per sostenere la validità dei nostri giudizi. La solidarietà e la compassione per i nostri simili sono parte dei fondamenti morali di molte religioni e culture. Dove mancano questi fondamenti l’etica può contribuire a criticare l’inumanità e a turbare le coscienze. Lo standard di vita reso possibile dalla tecnologia e dalle nostre istituzioni sociali ci ha abituato a una normalità in cui non occorre più esercitare la compassione e la solidarietà per chi è escluso da questa normalità (si veda la teoria svedese dell’amore di Erik Gandini, per cui la mancanza di esercizio della solidarietà la inaridisce). La supposizione che certe sofferenze siano evitabili a patto che lo si voglia ci ha fatto perdere l’interesse per chi è ancora costretto ingiustamente a patirle. Ad esempio, la morte, che spesso avviene in ospedale, ci ha fatto perdere la compassione per chi muore. Solo se le leggi e il diritto di una società sono giusti può esserci giustizia. Le persone perdono la dignità quando perdono il rispetto per la loro stessa vita e per la vita degli altri. La difesa della dignità deve impedire a chiunque di diventare vittime impotenti e innocenti di un destino avverso.